Come fare un bonsai: cos’è davvero e come funziona
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Come fare un bonsai: cos’è davvero e come funziona
Molte persone si avvicinano al bonsai partendo dall’idea sbagliata: pensano che sia una specie particolare, una pianta “da bonsai” che cresce poco e che quindi basta comprare e mettere su un mobile. In realtà il bonsai non è una specie ma un metodo di coltivazione. È una tecnica di origine giapponese che ha lo scopo di ricreare, in piccolo, l’aspetto di un albero adulto in natura. Non è una pianta tenuta piccola per caso, ma una pianta che rimane piccola perché qualcuno la segue con costanza, controlla le radici, pota regolarmente e la coltiva in un vaso apposito. Questo è il punto di partenza che deve emergere con chiarezza in un articolo su come fare un bonsai.
L’idea di fondo è semplice: la pianta deve esprimere maturità, armonia e proporzioni corrette, ma in scala ridotta. Per ottenere questo risultato si lavora su tre fronti: parte aerea (rami e foglie), apparato radicale e contenitore. A questo si aggiunge la cura ordinaria. È per questo che un bonsai è diverso da una pianta d’appartamento: non è una pianta che si mette lì e si guarda, è una pianta da coltivare.
Come fare un bonsai: i quattro elementi che lo fanno funzionare
Per capire davvero come fare un bonsai è utile partire dalla struttura. Un bonsai nasce e rimane tale perché lavora contemporaneamente su quattro elementi che si sostengono a vicenda.
- Il vaso basso. Non è solo un fatto estetico. Il vaso basso e largo, con poco volume di terra, limita naturalmente lo sviluppo delle radici. Una pianta con poche radici non può fare una chioma enorme. Questo è uno dei segreti della miniaturizzazione.
- Le potature regolari. Non una volta ogni tanto, ma nel corso dell’anno. Le potature del bonsai servono a mantenere la forma, a rendere più fitta la chioma, a controllare la crescita dei rami che tendono ad allungare.
- Il controllo periodico delle radici (rinvaso). Le radici non possono riempire il vaso all’infinito. Ogni 1-3 anni, secondo la specie, si estrae la pianta, si puliscono le radici, si accorciano quelle più vigorose, si rinnova il substrato.
- Il substrato drenante. Un bonsai non può stare in un terriccio pesante e compatto (clicca qui per leggera la guida sul terriccio adatto in base al tipo di bonsai): in un vaso piccolo si trasformerebbe in una spugna e le radici marcirebbero. Per questo si usano miscele leggere, ariose, che fanno passare acqua e aria.
Se uno di questi quattro elementi manca, la coltivazione si sbilancia. Per esempio, se si fa la potatura ma non si controllano le radici, dopo due anni la pianta “non prende più” l’acqua, perché sotto è tutto pieno e compattato. Se si tiene il bonsai in vaso basso ma con terriccio universale puro, si va incontro al marciume. Se si usa un bel substrato drenante ma non si pota mai, la pianta perde le proporzioni.
Bonsai per principianti: scegliere la pianta giusta
Non tutte le specie sono adatte a chi è alle prime armi. Per un bonsai per principianti servono piante robuste, con una buona capacità di ributtare dopo la potatura e che tollerino condizioni non sempre perfette, soprattutto se si tiene il bonsai vicino casa o addirittura in casa.
Le specie che spesso funzionano meglio per chi inizia sono:
- Ficus (soprattutto se si vuole un bonsai in casa, vicino a una finestra luminosa). È tollerante, ricaccia dopo le potature, sopporta un po’ di secco e, se l’ambiente è giusto, cresce abbastanza da permettere diversi interventi.
- Olmo cinese. È uno dei bonsai più diffusi perché è molto adattabile. Se ha luce e aria diventa rapidamente fitto. Si presta bene alle potature di mantenimento.
- Ligustro. Cresce velocemente, quindi è gratificante per chi vuole vedere il risultato.
- Olivo giovane. Da coltivare però all’esterno, su balcone o terrazzo soleggiato. È ideale per chi abita in zone miti.
- Cotoneaster o Pyracantha. Interessanti perché fioriscono e fruttificano anche se mantenuti piccoli.
Chi ha già un piccolo giardino o un terrazzo ben esposto può anche pensare a specie da esterno più tradizionali (ginepro, acero palmato, azalea satsuki, melo), ma è più prudente farlo dopo aver capito i ritmi di lavoro.
Bonsai in casa: quando è possibile e quando no

Non tutti i bonsai possono vivere in appartamento. Molte specie che vediamo in foto online sono in realtà bonsai da esterno e vengono solo fotografati in interni. Una pianta come il ginepro, l’acero o il pino ha bisogno di aria, escursione termica, luce diretta: in un salotto caldo e poco luminoso soffre.
Si possono tenere bonsai in casa solo se:
- la specie è adatta (ficus, carmona, alcune sageretia, qualche ligustro);
- c’è una finestra molto luminosa;
- l’aria non è troppo secca;
- c’è un minimo di ricambio.
La posizione migliore è vicino a una finestra esposta a sud o a est, con luce diffusa ma non calore diretto dei termosifoni. In inverno è utile un sottovaso con argilla espansa bagnata per aumentare leggermente l’umidità. Se la luce è insufficiente, si può usare una piccola lampada per piante. L’irrigazione in casa richiede attenzione: i vasi da bonsai sono poco capienti, quindi il substrato si asciuga più rapidamente rispetto a un vaso normale. Bisogna bagnare solo quando il livello superficiale è asciutto, ma bagnare bene, finché l’acqua esce dai fori di drenaggio. Bagnare spesso ma poco mantiene il substrato umido nella parte alta e secco in basso, una condizione che porta rapidamente a indebolimento radicale.
Kit e accessori utili per coltivare un bonsai
Per mantenere sano un bonsai per principianti – soprattutto se lo tieni in casa – servono pochi strumenti giusti: vaso basso con fori, substrato drenante, forbici precise e filo per modellare i rami.
- Kit bonsai completo per principianti – include forbici, rastrello e strumenti base per come fare un bonsai da subito.
- Vaso per bonsai con drenaggio – ideale per tenere il bonsai in casa senza ristagni.
- Substrato drenante (akadama/pomice) – fondamentale se vuoi creare un bonsai da una pianta e farlo radicare bene.
- Filo di alluminio per bonsai – per modellare la chioma e dare movimento ai rami dei bonsai in casa.
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Come curare un bonsai in casa nel corso dell’anno
Chi tiene un bonsai in casa deve adattare le cure alla stagione. Nella stagione vegetativa (primavera-estate) la pianta è più attiva, richiede più acqua e più luce; in autunno e inverno entra in una fase più lenta e tollera un po’ meno acqua e un po’ meno concime. È utile pensare alla coltivazione come a un calendario.
Primavera. È il momento migliore per intervenire con rinvasi e potature di formazione sulle specie che lo permettono. Se il bonsai è da interno, il rinvaso si può fare anche più avanti, ma la primavera resta il periodo più favorevole. Si riprende la concimazione, iniziando con dosi moderate.
Estate. È la fase più critica per l’acqua, soprattutto se il bonsai è vicino a una finestra calda o all’esterno sul balcone. I vasi piccoli possono asciugarsi anche in una sola giornata. Meglio controllare mattina e sera. Se fa molto caldo e la pianta è da interno, schermare le vetrate nelle ore centrali.
Autunno. Si ridà forma con piccole potature di mantenimento. Si possono usare concimi meno ricchi di azoto per far maturare i tessuti.
Inverno. I bonsai da interno vanno tenuti in ambiente luminoso e non troppo caldo. I bonsai da esterno andrebbero protetti, perché il panetto di terra dei vasi bassi gela in fretta.
Creare un bonsai da una pianta: i metodi più semplici
I metodi più pratici sono tre.
1. Da pianta da vivaio.
È il più veloce. Si acquista una pianta giovane con un tronco già un minimo interessante, la si pota per dare conicità (tronco più grosso alla base e più sottile in alto), la si mette in un vaso più basso con un substrato specifico. Già il primo anno si può iniziare a fare potature di mantenimento. Questo è il metodo ideale per spiegare visivamente cosa significa “come fare un bonsai”.
2. Da talea.
Con la talea si ottengono piante tutte uguali e spesso con un apparato radicale più superficiale, utile poi in bonsai. Funziona bene con ficus e ligustro. Richiede un po’ di tempo in più perché dal radicamento alla formazione del bonsai possono passare anche due stagioni.
3. Da margotta.
È un metodo interessante quando si vogliono ottenere piccoli bonsai da rami già maturi di piante grandi (per esempio un vecchio melograno, un acero, un olmo). Si provoca l’emissione di radici in un punto del ramo, si stacca e si ottiene subito un materiale con un tronco già spesso. È più tecnico ma permette risultati molto rapidi dal punto di vista estetico.
In tutti i casi, dopo la trasformazione, il lavoro non è finito: il bonsai va seguito con le stesse regole degli altri, cioè potature, controllo delle radici, substrato giusto.
Substrato e rinvaso: perché sono così importanti
Nel caso dei bonsai si parla spesso di akadama, pomice, lapillo, kanuma. Non è un vezzo orientale: sono materiali che garantiscono drenaggio e aerazione. Un bonsai vive in una quantità di terra molto piccola e spesso esposto al sole o comunque in ambiente che asciuga rapidamente. Se il substrato è pesante, la pianta resta bagnata troppo a lungo e le radici marciscono; se è troppo leggero ma con poche annaffiature, la pianta si disidrata.
La soluzione è usare un substrato drenante che ti permetta di bagnare spesso senza fare ristagni. Una miscela di akadama e pomice, ad esempio, è già adatta a molti bonsai per principianti. Per le specie acidofile (come le azalee da bonsai) si può usare la kanuma.
Il rinvaso non è un’operazione ornamentale ma una necessità tecnica. Nel rinvaso si:
- eliminano le radici troppo lunghe;
- si toglie il vecchio terriccio compattato;
- si sistema il nebari (la base delle radici visibili, molto importante nel bonsai);
- si ancora meglio la pianta al vaso.
Problemi tipici di chi inizia
Gli errori comuni sono:
- Terriccio sbagliato. È l’errore numero uno. Terriccio universale da solo, in vaso basso, porta quasi sempre a marciumi.
- Posizione errata. Tenere in casa un bonsai da esterno o mettere un bonsai da interno in una stanza buia. La luce è fondamentale.
- Irrigazioni irregolari. Due giorni senza acqua in agosto e il pane di terra si secca in blocco. È difficile reidratarlo e spesso la pianta perde foglie.
- Nessun rinvaso. Dopo qualche anno la pianta sembra “non bere più”. In realtà il vaso è pieno di radici.
- Potature drastiche fuori stagione. Le potature vanno fatte conoscendo la specie e il periodo.
Se il tuo bonsai sta mostrando segni di sofferenza, vedi l’articolo dedicato ai problemi più comuni dei bonsai.
Domande frequenti
Come fare un bonsai partendo da una pianta normale?
Per fare un bonsai da una pianta normale scegli una specie adatta (ficus, olmo cinese, ligustro), accorciala per dare conicità, rinvasa subito in un vaso basso con substrato drenante e inizia le potature di mantenimento. Il controllo periodico delle radici è essenziale per mantenere il bonsai piccolo.
Come curare un bonsai in casa senza farlo seccare?
Per curare un bonsai in casa serve molta luce vicino a una finestra, irrigazioni complete ma non quotidiane, un vaso con ottimo drenaggio e, se necessario, una lampada per piante. I bonsai in casa soffrono spesso per poca luce più che per poca acqua, quindi l’esposizione è la prima cosa da sistemare.
Qual è il bonsai per principianti più facile da coltivare?
Il bonsai per principianti più facile è in genere il bonsai di ficus: tollera l’ambiente domestico, ricaccia dopo le potature e si adatta bene al vaso basso. Anche olmo cinese e ligustro sono validi per iniziare, soprattutto se puoi tenerli all’esterno in posizione luminosa.

