Innesto vite a gemma dormiente in 7 passi (guida completa)
L’innesto a gemma dormiente sulla vite è la scorciatoia più pulita per cambiare varietà, uniformare il vigneto o salvare portinnesti già ben attecchiti. Funziona perché sfrutta il momento in cui la corteccia scolla facilmente, l’attività vegetativa rallenta, l’aria è più stabile e l’evapotraspirazione non stressa la gemma. Se ti stai chiedendo quando fare l’innesto della vite, la risposta breve è: settembre in buona parte d’Italia, con finestre che si allungano alle prime settimane di ottobre nelle zone più miti. In questa guida discorsiva — senza troppi schemi, ma con tanti dettagli pratici — vediamo passo passo come si fa l’innesto a gemma sulla vite, quando preferire chip budding o scudetto a T, come fasciarlo con parafilm trasparente, e come accompagnarlo fino alla ripresa di primavera.
Indice
Periodo innesto vite a gemma dormiente: quando fare l’innesto (Nord, Centro, Sud)
Parlare di calendario fisso ha poco senso: conta la finestra climatica. La vite risponde al calo graduale delle temperature e alla linfa che scorre ancora; serve aria asciutta, luce non feroce e nessun annuncio di burrasche per 48 ore. Al Nord la finestra migliore è spesso inizio–metà settembre, anticipando se l’estate è stata calda e siccitosa; al Centro ti muovi tra prima e terza settimana, al Sud la coda di settembre e la primissima di ottobre funzionano bene se le notti scendono e la pioggia è intermittente, non torrenziale. In vigneti collinari ventilati potresti stringere la finestra di pochi giorni: meglio lavorare nelle ore fresche del mattino, quando corteccia e cambio sono elastici, e fermarsi con vento caldo teso.
Chip o scudetto? Innesto a gemma dormiente vs gemma vegetante
Su vite puoi usare chip budding o T-budding (scudetto). Il chip è universale: non dipende dal perfetto “scollamento” della corteccia; tagli un piccolo “cip” con gemma e una lamella di legno, apri una sede identica sul portinnesto e appoggi cercando l’allineamento del cambio almeno su un lato. Lo scudetto è velocissimo quando la corteccia scolla bene: taglio a T, sollevi i lembi, fai scivolare la gemma su scudo sottile di corteccia e richiudi. Con gemma vegetante (primavera–inizio estate) cerchi la partenza immediata; qui, con gemma dormiente, vuoi solo saldare adesso e far partire alla ripresa. La scelta dipende da corteccia, mano e pratica: se non hai ancora confidenza, chip perdona di più.
Passo 1 — Preparazione: marze, attrezzi, sanità
L’innesto fallisce spesso prima di cominciare. Le marze (i tratti da cui preleverai le gemme) devono provenire da tralci sani, maturi, ben esposti. Evita porzioni troppo apicali o legno troppo verde. Conserva i tralci avvolti in carta leggermente umida, in fresco, e lavora le gemme al momento.
Gli attrezzi: un coltello da innesto che rade la carta, un parafilm o nastro elastico trasparente per la legatura dell’innesto, un po’ di mastice per rifinire tagli accessori (mai sulla gemma), alcol isopropilico e panno per disinfettare tra una pianta e l’altra. Porta con te un pennarello indelebile per segnare data e cultivar sul portinnesto.
Passo 2 — Come si fa l’innesto a gemma: il prelievo
Scegli sul tralcio una gemma ben formata (non troppo giovane, non già gonfia). Nei climi caldi spesso è una gemma a legno matura. Con un taglio fluido preleva lo scudo (per lo scudetto) o il chip: movimento unico, senza seghettare. Evita di toccare la superficie di contatto del chip/scudo con le dita: tienilo dai margini. Se vedi il tessuto interno “lucido” e umido, sei nel punto giusto. Metti lo scudo in ombra, al riparo da sole e vento finché prepari la sede.
Passo 3 — Preparare la sede sul portinnesto (vite giovane = successo)
Sul portinnesto ben teso e liscio, per lo scudetto traccia un taglio orizzontale di 1–1,5 cm e uno verticale di 2–3 cm a formare la T. Solleva delicatamente i lembi di corteccia con la punta del coltello. Per il chip, incidi un “dentino” con gli stessi angoli e misura del pezzo prelevato. In entrambe le tecniche l’ossessione è una: allineare il cambio (quel sottilissimo strato vivo tra legno e corteccia). Se la sezione non combacia, rifalla: meglio perdere un minuto che un innesto.
Passo 4 — Inserire la gemma e legatura innesto con parafilm
Fai scorrere lo scudo nella T o appoggia il chip alla sede combaciante. Lavorando con calma, avvolgi la zona con parafilm trasparente: è un film sottile ed elastico che sigilla, lascia respirare e si degrada da solo nel tempo. Tiralo appena per attivare l’adesione; avvolgi dal basso verso l’alto per favorire lo scolo dell’acqua, copri bene i bordi ma lascia la gemma libera. Sul chip puoi anche “imbustare” tutto e poi liberare la gemma con un piccolo taglio al film dopo 48 ore. Il parafilm fa anche da “pellicola”: tiene umido il cantiere e protegge da sporcizia e insetti curiose.
Passo 5 — Ombreggio, irrigazione e aria: il microclima che aiuta
Per 2–3 giorni evita sole a picco sul punto d’unione. In filari esposti puoi creare un’ombra leggera con un cartellino o una foglia fissata poco sopra. L’irrigazione deve mantenere la vigna in equilibrio, non trasformare il colletto in palude: su portinnesti giovani in asciutta prolungata, una bagnata profonda la sera prima dell’innesto e una 48 ore dopo fanno miracoli. Se prevedi pioggia battente, proteggi con una “cappetta” di parafilm solo la cicatrice superiore dello scudo, senza soffocare.
Passo 6 — Controlli a 2–6 settimane: cosa osservare
Dopo una decina di giorni i bordi dello scudo/chip aderiscono e non si sollevano più; la corteccia intorno resta verde; la gemma mantiene turgore. A 3–4 settimane puoi alleggerire la legatura se non è parafilm, praticando un taglietto che non disturbi la saldatura; con il parafilm in genere non serve rimuovere: col tempo si degrada. Se noti imbrunimenti diffusi o sollevamenti, qualcosa non ha convinto: meglio rifare su un punto sano piuttosto che insistere su un innesto sofferente.
Passo 7 — Fine inverno: il taglio di forzatura e l’avvio del nuovo tralcio
La magia della gemma dormiente avviene alla ripresa. A fine inverno/inizio primavera, quando la vite “si muove”, recidi il portinnesto poco sopra il punto d’innesto (1–2 cm) per forzare la linfa verso la gemma. Da quel momento elimina con regolarità i getti competitori che partono sotto il punto, lega il nuovo germoglio a un tutore sottile e guidalo diritto; appena è lungo 20–30 cm, pizzica leggermente la punta se serve a fortificarlo, altrimenti lascialo correre. Il primo anno non chiedergli troppo: l’obiettivo è costruire l’ossatura.

Errori ricorrenti e come evitarli
Gli errori più comuni sono tre: non allineare il cambio, legare troppo e scegliere la giornata sbagliata. Il primo lo risolvi con calma e precisione dei tagli; il secondo ricordando che il nastro deve tenere, non strangolare; il terzo guardando previsioni locali più che il calendario. Un altro errore silenzioso è toccare la superficie viva del chip: se la sporchi o la asciughi con le dita, abbassi l’attecchimento. Infine, non forzare in autunno con irrigazioni e concimi: la gemma deve saldarsi, non crescere subito.
Chip-budding: una nota pratica in più
Nel chip è normale che la gemma “sporga” appena: fa parte della tecnica. Per evitare infiltrazioni d’acqua nel bordo superiore, molti innestatori “sigillano” quel micro-taglio con un giro di parafilm in senso ascendente; altri praticano uno smusso millimetrico al chip per incastrarlo come una tessera. In ogni caso, la parola d’ordine resta aderenza.
Scudetto a T sulla vite: quando conviene davvero
Se il tuo portinnesto “scolla” che è una meraviglia, lo scudetto diventa rapidissimo: taglio a T, scudo sottile, scorrimento, chiudi e leghi. Su barbatelle vigorose e vitigni dalla corteccia dolce, lo scudetto riduce i tempi per pianta e produce cicatrici minime. Sulle piante più legnose e in giornate asciutte in cui la corteccia non collabora, torna al chip senza rimpianti.
Conservare materiale e segnare i lavori: piccole abitudini che pagano
Annota data, varietà, posizione del ceppo: a primavera, quando passerai a forzare, saprai esattamente cosa aspettarti. Le etichette resistenti al sole (metallo/plastica spessa) e un indelebile che non sbiadisca evitano incomprensioni mesi dopo. Se avanza materiale, avvolgilo in carta umida e mettilo in frigo in sacchetto forato: non devono gocciolare, ma neppure seccare.
Prodotti consigliati
- Coltello da innesto Victorinox ECOLINE – lama precisa per chip/scudetto, tagli puliti e sicuri.
- Parafilm per innesti (100 m × 3 cm) – elastico, autoaderente, protegge la sede senza strangolare.
- Mastice per innesti Zapi 500 g – sigilla tagli e rifiniture, aiuta la cicatrizzazione.
- Gomma elastica Flexiband per innesti – legatura elastica e pulita, ottima alternativa/integrazione al parafilm.
- Etichette GardenMate in acciaio zincato (25 pz) – etichetta ogni innesto con varietà e data.
- Pennarello indelebile Staedtler Lumocolor – scritta resistente su etichette metalliche/plastica.
In che periodo conviene fare l’innesto a gemma dormiente sulla vite?
L’innesto si fa a settembre nella maggior parte dei vigneti italiani, con estensioni alla prima di ottobre in zone miti. Conta la finestra: corteccia che scolla, notti fresche, giornate stabili e niente temporali in arrivo.
Per l’innesto della vite è meglio chip budding o scudetto a T?
Entrambi funzionano. Chip è più universale quando la corteccia non scolla; scudetto è rapidissimo se scolla bene. La priorità è sempre l’allineamento del cambio e una legatura elastica.
Quanto va stretta la legatura di un innesto e quale nastro usare?
Deve aderire senza strangolare. Il parafilm trasparente è ideale: si stira, sigilla i bordi, lascia respirare e col tempo si degrada. Evita nastri rigidi: segnano il legno e tagliano i tessuti in crescita.
Come capisco se l’innesto di vite sta attecchendo?
Dopo 10–14 giorni i bordi dello scudo/chip sono incollati, la gemma resta turgida e il tessuto intorno è verde. A 4–6 settimane puoi allentare legature non in parafilm. La vera conferma arriva alla ripresa: taglio di forzatura e germoglio che parte.
Cosa fare se un innesto fallisce?
Non intestardirti sullo stesso punto. Attendi un meteo favorevole e ripeti su tessuto sano, con lama affilata e sede rifatta da zero. Se la stagione è avanzata, rimanda alla prossima finestra utile: meglio un innesto in buona finestra che tre in giorni sbagliati.

