Tripidi: 9 rimedi naturali e quando usare l’insetticida
Introduzione
Minuscoli, sottili, velocissimi: i Tripidi (ordine dei tisanotteri) sono tra i parassiti più subdoli per balconi, orti e serre. Non lasciano mieletta come afidi e mosca bianca; preferiscono pungere i tessuti e “raschiare” la superficie delle cellule. Il risultato lo conosci bene: foglie argentate, fiori stropicciati, puntini neri (gli escrementi) e una sensazione generale di pianta “stanca”. In questa guida discorsiva – pensata come pezzo completo – scoprirai cosa sono i tripidi, come riconoscerli in fretta, nove rimedi naturali che funzionano davvero e quando ha senso valutare un insetticida (compreso l’uso mirato di un insetticida sistemico per tripidi). Troverai anche esempi pratici su tripidi della menta, tripide della vite e tripidi dell’olivo.
Indice
Cosa sono i tripidi, i cosidetti tisanotteri e perché danno così fastidio
Se cerchi “cosa sono i tripidi”, la risposta breve è: tisanotteri lunghi 1–2 mm, corpo affusolato, ali frangiate (sottili e piumose), colore da giallastro a brunastro/nero. Si muovono rapidi tra foglie e fiori e amano nascondersi nelle pieghe: tra i petali, sotto il calice, lungo le nervature.
Il loro apparato boccale punge e “gratta” la cellula vegetale: i pigmenti si ossidano e la foglia appare argentea o bronzeata a chiazze. Sui fiori compaiono striature e petali distorti. A differenza degli afidi, non si spostano in massa se scuoti la pianta; corrono e si infilano dove è più difficile spruzzare.
Segni principali da cercare:
- Puntinature argentate/bronzee sulle foglie (soprattutto lungo le nervature e ai margini).
- Fiori segnati da righe e deformazioni; boccioli che non si aprono bene.
- Puntini neri (escrementi) vicino alle aree danneggiate.
- In controluce, piccoli insetti filiformi che si muovono velocemente.
Perché compaiono i tripidi (e dove “esplodono”)

I Tripidi amano caldo, aria ferma e tessuti teneri. Esplodono in serra, su balconi molto riparati, in estate avanzata o in interni secchi e luminosi. Piante “spinte” con troppo azoto producono foglie succose: per i tisanotteri è un invito. Anche lo stress idrico (piante disidratate e poi ricolmate) aumenta la sensibilità: la cuticola sottile è più facile da danneggiare.
Specie più colpite: peperoncini, peperoni, pomodori, fragole, rose, gerbere, orchidee, aromatiche (menta), e molte ornamentali da fiore. In frutteto, alcune specie colpiscono vite e olivo con intensità variabile a seconda della zona.
Tripidi: 9 rimedi naturali che funzionano davvero
Evita approcci “a pioggia”. Con i tripidi vince la costanza: piccoli interventi, ripetuti ogni 5–7 giorni finché la curva scende. Di seguito i nove rimedi migliori, con indicazioni pratiche.
1) Ispezione e rimozione mirata (il gesto che cambia tutto)
Prima di qualsiasi prodotto, osserva. Apri i fiori con delicatezza, cerca strisciate argentate e punti neri. Dove l’infestazione è concentrata su pochi steli o su fiori particolari, rimuovi i boccioli più colpiti. Sembra doloroso, ma togliere il “ristorante” principale abbatte le nascite successive. Sugli interni, un lavaggio tiepido in doccia (spruzzo dolce) pulisce polveri e riduce la carica.
2) Umidità e ventilazione: rompi il microclima
I tripidi prosperano con aria secca e ferma. In casa, aumenta leggermente l’umidità (vaporizzazioni vicino – non sui fiori – o sottovasi con argilla espansa e acqua senza contatto col fondo del vaso). In serra/balcone, crea ventilazione incrociata e sfoltisci la chioma: meno anfratti, meno nascondigli.
3) Sapone molle di potassio: “sgrassare” senza bruciare
Il sapone molle aiuta su neanidi e forme giovani esposte. Bagnatura accurata sopra e sotto le foglie, distanza giusta dallo spruzzo, tramonto per evitare macchie. Ripeti dopo 5–7 giorni. Non aspettarti il colpo di grazia sui fiori chiusi (dove arrivano poco: per quello c’è il rimedio n. 5), ma è prezioso per abbassare la pressione e pulire residui.
4) Olio di Neem (azadiractina): taglia la “benzina” alle nuove ondate
Il Neem non fulmina all’istante, ma colpisce giovani stadi e la riproduzione: è ottimo in alternanza al sapone. Evita di miscelarli nello stesso giorno; usa Neem a 5–7 giorni dal sapone. In stanza, applica la sera e arieggia un po’ (l’odore è vegetale). Funziona anche come prevenzione dove sai che i tripidi tornano.
Sapone e Neem sono “dolci”, ma su foglie tenere o fiori aperti possono lasciare aloni. Prova sempre su una foglia, tratta al tramonto, mai a mezzogiorno o su piante assetate.
5) Trappole cromotropiche blu (e gialle): monitoraggio + aiuto
Le trappole blu sono più selettive per i tripidi; le gialle prendono un po’ di tutto. Appendine poche ma bene: all’altezza della chioma, vicino ai punti caldi e riparati. Non “risolvono”, ma dicono quando intervenire (picco di catture = ripeti cicli) e sottraggono adulti, accorciando i tempi.
6) Predatori utili: il “lavoro sporco” lo fanno loro
In contesti protetti (serra, indoor) puoi favorire o introdurre predatori: crisopidi, Orius (cimici predatrici), e acari utili come Amblyseius/Amblydromalus. Non sempre servono acquisti: in giardino, piccole fioriture scalari (finocchio, calendula, achillea) attirano i “buoni”. Regola d’oro: niente insetticidi non selettivi quando li vedi in azione.
7) Nutrizione equilibrata: meno azoto, piante più “dure”
Tripidi adorano i tessuti teneri. Riduci i concimi ricchi di azoto, passa a formulazioni equilibrate e distanzia le irrigazioni preferendo bagnature profonde: la pianta cresce più compatta, le foglie “induriscono” e il parassita fa più fatica.
8) Sfoltimenti leggeri e igiene costante
Una potatura verde minima – eliminare foglie interne troppo ombreggiate, sfogliare leggermente – porta aria e luce al centro della chioma. Rimuovi regolarmente foglie e fiori troppo danneggiati (sono serbatoi di tripidi e uova). Nel domestico, pulisci la polvere con panno umido: meno polvere = miglior adesione dei prodotti e piante più reattive.
9) Barriere fisiche su orto e semine
Nel primo mese dal trapianto, coprire aiuole sensibili con reti anti-insetto o tessuto non tessuto su archetti è spesso risolutivo. Soprattutto su colture tenerissime (basilico, menta, insalate), riduce in modo netto gli atterraggi, quindi meno trattamenti e crescita più serena.
- Sapone molle di potassio (bio) – contro tripidi
- Olio di Neem (azadiractina)
- Trappole cromotropiche blu (set 20–30 pezzi)
- Trappole gialle adesive
- Lente macro clip per smartphone (diagnosi foglie)
- Microscopio USB portatile 50–1000× (controllo larve)
- Nebulizzatore a pressione 2 L
- Rete anti–insetto/TNT per aiuole e semine
Casi pratici: tripidi della menta, tripide della vite, tripidi dell’olivo
Tripidi della menta (aromatiche e balconi)
La menta ha foglie tenere e profumate: i Tripidi le amano. Vedi presto strisciate argentate e margini un po’ secchi. Qui punta su: taglio di ringiovanimento (cimatura energica), docce regolari, sapone leggero alternato a Neem. Se vuoi usare le foglie in cucina, rispetta tempi/etichette e lava bene prima del consumo. Una rete nei momenti di picco sul balcone evita reinfestazioni continue.
Tripide della vite (orto e piccoli frutteti)
Su vite e altre rampicanti, il danno tipico è l’argenteo su foglie giovani e qualche micro-abrasione sui grappolini in formazione. Qui l’aria conta tantissimo: sfogliare la parete vegetativa, eliminare femminelle in eccesso, tenere spazio tra i filari. Trappole blu per capire quando intervenire; cicli di sapone/Neem dove serve. Nelle aree vitate con pressione cronica valuta con un agronomo se, quando e quali prodotti registrati alternare ai rimedi dolci (vedi sotto).
Tripidi dell’olivo (climi caldi e uliveti ornamentali)
Nell’olivo i tripidi possono lasciare piccole punteggiature e segni su foglie e giovani mignole in annate favorevoli. La gestione migliore è colturale: chioma arieggiata, potatura che apre la “copa”, monitoraggio con trappole nei punti caldi del terreno. Cicli leggeri di sapone/Neem nei momenti di picco aiutano; i trattamenti “forti” raramente sono necessari su piante ornamentali in buono stato.
Quando usare l’insetticida (e come farlo con testa)
Tutta la sezione finora mostra che i Tripidi si gestiscono bene con prevenzione + rimedi naturali. Ma ci sono situazioni – serre calde e grandi, produzione intensiva, collezioni di pregio, infestazioni esplose – in cui ha senso valutare un insetticida. La domanda classica è: ha senso un insetticida sistemico per tripidi?
- Sistemico sì/no? I sistemici entrano nella linfa e raggiungono zone riparate, ma non tutti sono registrati per Tripidi e non su tutte le colture. Vanno usati solo se l’etichetta consente esplicitamente l’impiego per tripidi/tisanotteri sulla specie trattata. Nei contesti hobbistici, spesso la scelta migliore resta un prodotto selettivo a basso impatto abbinato a cicli di sapone per migliorare la pulizia della superficie fogliare.
- Timing e alternanza. I tripidi hanno più stadi ravvicinati; il trattamento funziona meglio in sequenza (es. sapone → selettivo → richiamo sapone). Alterna meccanismi d’azione per ridurre il rischio di resistenze.
- Impollinatori e fiori. Molti trattamenti sono non selettivi sui pronubi. Intervieni al tramonto, evita fioriture aperte, copri i vasi se necessario e limita la deriva con ugelli adeguati.
Usa fitosanitari solo come da etichetta, con DPI (guanti, occhiali, mascherina), rispettando tempi di carenza e rientro. In caso di dubbi, consulta un agronomo o il servizio fitosanitario locale. Non trattare a mezzogiorno né con vento.
Insetticida sistemico per Tripidi: quando serve davvero e cosa valutare
Se, dopo 2–3 cicli di rimedi naturali, i Tripidi restano alti (serra calda, produzioni intensive, collezioni di pregio), puoi considerare un insetticida registrato. La scelta va fatta per etichetta e finestra di sensibilità (stadi giovani). In Italia, tra i prodotti più citati:
- Acetamiprid (sistemico) – Esempio: formulati tipo Epik SL (Sipcam). È un insetticida sistemico per tripidi con attività su più fitofagi, inclusi i tisanotteri, utile quando servono penetrazione e persistenza; verifica sempre gli impieghi autorizzati sulla tua coltura.
- Per controllare lo stato autorizzativo e gli usi ammessi, consulta la banca dati del Ministero della Salute (registro prodotti fitosanitari).
- Spinosad (non sistemico, translaminare/ingestione, “low impact”) – Spesso consigliato in Italia per i tripidi, anche in ambito hobbistico e in gestione sostenibile; efficace se inserito in cicli e alternato a sapone/Neem.
- Abamectina (translaminare) – Usata contro tripidi su diverse colture, soprattutto in serra; penetra nel mesofillo (translaminare). Fare attenzione alle limitazioni d’etichetta (per alcune formulazioni: solo serra o specifici usi).
Come impostare l’escalation:
- Tratta al tramonto e mai su piante assetate o in pieno sole;
- Alterna meccanismi d’azione (es. sapone → selettivo → sapone/neem) per limitare resistenze;
- Proteggi impollinatori e utili (niente trattamenti su fioriture aperte, riduci la deriva);
- Rispetta PFnPE/PFnPO: molti sistemici sono per uso professionale e richiedono patentino (verifica sempre in etichetta e nel registro ministeriale).
Nota: su colture specifiche e scenari particolari (es. tripide della vite o pressione elevata in serra) alcune aziende e tecnici riportano strategie dedicate – es. impiego di acetamiprid in programmi integrati o alternanze con altri MOA – sempre nei limiti d’etichetta e del disciplinare locale.
Indoor, balcone, serra: tre scenari, tre accenti
- Indoor. Aria un po’ più umida, tanta luce diffusa, lavaggi tiepidi e cicli sapone ↔ Neem. Evita spruzzi sui fiori e sulle superfici domestiche; proteggi il pavimento, arieggia dopo il trattamento.
- Balcone. Distanza tra i vasi, una leggera sfogliatura delle piante fitte, docce mattutine nei picchi di caldo, trappole blu come sensore, reti leggere sulle aiuole aromatiche giovani.
- Serra. Ventilazione incrociata reale, ombreggio moderato nei picchi, calendario fisso (5–7 giorni) finché le catture crollano. Valuta predatori utili dove consentito e sospendi trattamenti non selettivi.
Errori da evitare (anche se hai fretta)
- Mischiare prodotti nello stesso giorno (sapone + Neem + altro): aumenta solo il rischio di fitotossicità.
- Trattare a mezzogiorno o con piante assetate: le foglie si scottano, compaiono macchie che scambierai per “nuovi danni”.
- Ignorare i fiori: sono il rifugio preferito; aprili e controlla anche lì.
- Fermarsi al primo giro: i Tripidi schiudono a ondate; servono 2–3 cicli minimi.
- Spingere con l’azoto: ricacci teneri = buffet aperto.
Mini–calendario operativo (14 giorni, ripetibile)
- Giorno 0–1: ispezione, rimozione fiori/parti più colpite, doccia al mattino, sapone al tramonto.
- Giorno 5–6: Neem al tramonto, trappole blu controllate/aggiornate, leggera sfogliatura.
- Giorno 10–12: Sapone di richiamo, ulteriore igiene e correzione microclima.
Se le trappole restano piene, mantieni l’intervallo 5–7 giorni ancora un giro; quando calano stabilmente, allunga a 10–14.
Conclusioni: contro i Tripidi vince il metodo (non il “colpo grosso”)
I Tripidi mettono alla prova perché colpiscono dentro la chioma e amano i fiori, dove gli spruzzi arrivano male. Ma con diagnosi accurata, microclima a loro sfavore (più aria, meno azoto, niente stress idrico), cicli di sapone e Neem e l’uso intelligente di trappole blu, li riporti sotto controllo in una o due settimane. Riserva l’insetticida sistemico per tripidi solo a casi importanti, seguendo etichette, sicurezza e alternanza dei meccanismi: la vera forza resta sempre la prevenzione e la costanza.
Domande frequenti
Tripide della vite e tripidi dell’olivo: quali danni aspettarsi e qual è la gestione pratica?
Il tripide della vite provoca argentature su foglie giovani e, se la pressione è alta, segni su infiorescenze: la chiave è la gestione della chioma (sfogliatura leggera, femminelle in eccesso rimosse, parete vegetativa arieggiata). Usa trappole blu per capire i picchi; nei momenti critici alterna sapone e Neem e valuta, con tecnico di zona, eventuali interventi selettivi solo se le soglie lo richiedono.
Per i tripidi dell’olivo i danni sono di solito marginali su piante ben gestite: compaiono piccole punteggiature su foglie e mignole in primavere calde e secche. Qui vincono potatura che apre la “copa”, irrigazioni regolari (no stress idrico), monitoraggio nei punti più caldi del terreno e cicli leggeri di sapone/Neem quando i segni aumentano. In ornamentale raramente servono trattamenti “forti” se la pianta è in equilibrio.
Tripidi della menta: come intervenire senza rovinare le foglie edibili?
Sulla menta i tripidi lasciano presto strisciate argentate ai margini. Riparti con una cimatura decisa: rinnova i getti e togli i focolai. Fai docce tiepide al mattino (non “martellare” le foglie), poi sapone molle al tramonto; a distanza di 5–7 giorni alterna con Neem. Mantieni il cespo arioso, evita concimi ricchi di azoto e posiziona una trappola blu come sensore di risalita.
Per l’uso alimentare rispetta sempre i tempi di carencia indicati in etichetta, e lava bene al bisogno. Nei balconi molto caldi, per le prime due settimane una rete anti-insetto sugli archetti riduce gli atterraggi: meno pressione = meno trattamenti e foglie più belle.
Insetticida sistemico per tripidi: quando serve davvero e come usarlo senza errori?
L’insetticida sistemico per tripidi ha senso solo quando 2–3 cicli di rimedi naturali (lavaggi + sapone molle o olio di Neem) non bastano, tipicamente in serra calda, su collezioni di pregio o in produzione intensiva. Va scelto per etichetta (coltura e parassita riportati) e usato al tramonto, su piante ben idratate e fuori dal pieno sole.
Inseriscilo in una strategia integrata: alterna i meccanismi d’azione, intervieni nelle finestre di stadi giovani, proteggi gli impollinatori (niente trattamenti su fioriture aperte), rispetta PHI/REI e valuta un passaggio di sapone tra un trattamento e l’altro per rimuovere residui e migliorare la copertura. In giardino hobbistico, limitane l’uso a casi eccezionali; nella maggior parte degli scenari i tripidi calano con metodo e costanza.
Cosa sono i tripidi (tisanotteri) e come li distinguo da afidi e mosca bianca?
I tripidi sono tisanotteri lunghi 1–2 mm, sottili e scuricci o giallastri, con ali frangiate. Pungono e “raschiano” le cellule: il segno tipico è la bronzeatura/argentatura a chiazze sui lembi fogliari, spesso accompagnata da puntini neri (escrementi) vicino alle aree danneggiate.
A differenza degli afidi non formano grappoli morbidi sugli apici; e rispetto alla mosca bianca non si alzano in nuvola quando tocchi la foglia: i tripidi scattano e si nascondono tra venature, fiori e calici. Per conferma, guarda sotto la foglia in controluce: noterai piccole strisciate e larvette piatte.

